La mia solitudine.

Ho vissuto tanta solitudine perché l’ho voluta tenacemente. Era una stanza in cui solo lei era con i miei pensieri, letture, dolori. Un abbraccio protettivo e assoluto in cui non ho mai sentito freddo ma che aveva una ninna nanna per la mia anima. Un cuscino soffice e profumato su cui appoggiare un dubbio. Una ricarica di energia da consumare più in là nel tempo. Lo scorrere delle ore aveva il dolce sapore di pane e miele e il gustoso e stuzzicante gusto di un salatino croccante. Io regina con i miei libri; io adorante i pavimenti e le finestre. In casa sola a guardar fuori. Oggi non c’è più quel luogo, ma lo sto rincorrendo e lo vorrei a piccole dosi solo un poco per stendere le parole su un po’ di tranquillità.

Simonetta

Scrivi, Dino Buzzati.

Scrivi, ti prego.

Due righe sole, almeno,

anche se l’animo è sconvolto

e i nervi non tengono più.

Ma ogni giorno.

A denti stretti, magari delle cretinate senza senso,

ma scrivi.

Lo scrivere è una delle più ridicole e patetiche nostre illusioni.

Crediamo di fare cosa importante

tracciando delle contorte linee nere sopra la carta bianca.

Comunque, questo è il tuo mestiere,

che non ti sei scelto tu ma ti è venuto dalla sorte,

solo questa è la porta da cui,

se mai, potrai trovare scampo.

Scrivi, scrivi.

Alla fine, fra tonnellate di carta da buttare via,

una riga si potrà salvare. (Forse.)

Dino Buzzati

Sempre piccola.

Negli anni ’50 del secolo scorso, una giovane signora del mio paese fu costretta a emigrare negli Stati Uniti per cercare fortuna. Lei apparteneva a una famiglia numerosa e accudiva i piccoli nipoti mentre i genitori lavoravano tutto il giorno nei campi di tabacco. In particolare, si è occupata di Pietro, l’ultimo nato e bisognoso di tante attenzioni per una salute incerta. Il legame divenne forte con il piccolino tanto che, quando ritornò in Italia dopo trent’anni, non si dimenticò di portare un regalo proprio a lui. Aveva messo in valigia, ben incartato perché non si dovesse rompere, un trenino di legno colorato per il “suo” Pietro. Arrivò il giorno in cui lo rivide e non considerò che il bimbo, dopo trent’anni, non avesse più la gioia di giocare con un balocco, era un uomo fatto!

Così, un mio amico più grande di me, un po’ di anni fa, non credeva che io avessi 45 anni. Allargò gli occhi e si stupì che la “Etti” fosse davvero una donna grande. Ecco, io vorrei essere per tutti quel “Pietro”, perché io davvero mi sento così: mi stupisco davanti al sorriso sincero di chi mi parla; ascolto con curiosità le storie di persone dolci; mi affeziono a chi passa un momento difficile… io amo forte e tanto. La natura e i suoi odori; l’acqua, le nubi e il sale. Non mi basta mai conoscere e correre. Vivere è un viaggio di ritorno dall’America e ritrovare l’ingenuità che ha scattato la foto dei giorni felici, di veri amici che passano pomeriggi interi a fantasticare, a cantare sotto le piante verdi e i fiori. La mia adolescenza un sogno che non mi ha mai lasciata.

 

La torta, 8 aprile 2015

arance

Olio arcobaleno n. 2

Freschezza sulle mani operose e infarinate che preparano una torta bella e soffice, da portare in un picnic. Nel prato disteso sopra una collina e una compagnia di amici che giocano a palla, la stanchezza non si occupa di loro perché le risate e gli scherzi scacciano i visi dal sudore. È ora di tornare a casa. La cucina attende con le tazze piene di tisana all’arancia: succo di color miele ad addolcire i cuori sfiniti da tanto calore umano. Un sonno ci accompagnerà in sogni armoniosi e ristoratori. È tardi, cominciamo a vivere di più; tra i cuscini aroma di pace.

La farfalla, 25 marzo 2015

farfalla

Olio arcobaleno n.6

Sono una farfalla gentile e dalle ali bianche e blu. Vedo un villaggio di casette piccole bianche e azzurre; vado verso l’uscita del paese tra una viuzza di pietre grigie profilate con i ciuffetti d’erba verde chiaro e i terrazzini variopinti di colori vivaci. A un tratto vedo la sabbia gialla tuffarsi in un mare fresco e blu. Viaggio sola e serena in aria, sotto i gabbiani pronti al pasto di un pesce argenteo, sinuoso e svelto tra l’acqua. Poi, ritorno indietro per incontrare un prato verde scuro a puntini viola, giallo e rosa. Mi riposo. Il prossimo viaggio può attendere. Il sole brucia, ma lontano c’è la luna che dolce si avvicina fino ad addormentarmi il cuore libero e l’anima soffice di nuvole bianche.