Le facce dell’apparenza.

Come ogni fine settimana ritorno nel mio piccolo paesino a trovare i miei genitori. Nell’arco di una cinquantina di chilometri, vedo lo scorrere innaturale del tempo. Da una città caotica e confusa a poche anime composte di una quotidianità che è divenuta vita. I ritmi sono leggermenti sconvolti dal via vai che non c’è; lì tutto arriva in ritardo, come se quelle case siano sospese in un’altra realtà. Tutti sanno di tutti fino a essere protetti dai pensieri che non ti appartengono e dalle comprensioni che si fanno familiari anche se il ceppo è un altro. I problemi ansiosi di un lavoro in debole equilibrio, i suoni snervanti del giorno scompaiono e la testa insieme allo sguardo si perde in un verde fin troppo naturale. Sì che però la realtà fa uno strano capolino nei racconti dei tuoi fidati amici che ti confessano i gravi ostacoli, da superare appena uno o due chilometri più in là. Comunque tutto si svolge nella melensa danza di anni e anni d’immobilismo apatico. Le eccezioni si evidenziano nelle sfavillanti vetture lussosissime che trovo di volta in volta nel mio paesello. Osservo come baldanzosi e fieri di quello status symbol se ne stanno seduti alla guida, controllando se li stai a guardare. E sì li ho visti. E la pena mi stringe lo stomaco. Come non accorgersi che la terra sta franando sotto i nostri piedi tra il sangue e le lacrime di innocenti, non sotto casa nostra in senso stretto, ma poco più in là. Appena qualche metro dopo il lussureggiante bosco che circonda le casette ordinate delle mie origini. I signorotti ben vestiti e truccati sfoggiano le belle e ricche appartenenze in una sorta di mistica apparenza che non li assolve dalla precarietà di una esistenza ancorata stretta stretta a tutti. Anche a quei bambini che ho visto morti ammazzati dalla tirannia, viva e vegeta ancora oggi, nel “civile” ora. Ma è ancora possibile essere ciechi e indifferenti alle sorti del nostro mondo tanto da vedere e possedere solo aria fritta? Con quel macchinone lustro e liscio quali strade percorreranno se stanno trasformandosi in massi enormi. L’apparenza inganna, la realtà avanza.

Simonetta

 

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3 thoughts on “Le facce dell’apparenza.

  1. Mah.. Io non lo so più se davvero l’apparenza inganna. Ci stiamo velocemente abituando a “guardare oltre”. Credo anche che i macchinoni lucidati a specchio facciano invidia a pochi. Questi tempi difficili hanno anche qualche pregio: quello di trovare e ricercare valori “oltre” l’oggetto, oltre la vacanza di lusso, oltre i brillanti e le griffes. Almeno questa è la mia percezione. Percepisco il piacere di trovare la bellezza nelle piccole cose, trovo sempre piu’ persone indifferenti davanti al lusso e sensibili davanti a un fiore. E non sono una persona ottimista… Anzi .. tutt’altro.

  2. Vivo in un paesino molto piccolo, di indigeni doc. ( non mi piace uasare questo termine perchè lo trovo un po’ razzista) saremo si e no un centinaio. E ovviamente tra di noi, parlo ovviamente di chi qui ci è nato, ci si conosce tutti. Si sa vita, morte e miracoli anche delle generazioni passate.
    Anche qua c’ è gente che quattro o cinque decenni fa non aveva di che sbrarcare il lunario che adesso si attegia a benestante. Magari lo sono davvero: hanno lavorato sodo e hanno ottenuto dei proventi notevoli dal loro lavoro.
    Penso che il mostarsi sotto la veste del benestante rappresenti un po’ lo spirito di rivincita verso la vita: è dire ce l’ho fatta. Non sono più povero.
    Fanno tenerezza da un certo punto di vista. E’ ovvio che ciò che conta è altro, ma per chi è sempre stato povero, farsi notare è una soddisfazione,
    Si sveglieranno purtroppo abbastanza presto ma per un attimo hanno creduto di essere dei chissà chi .
    Certo che se parli con loro ti cadono le braccia. Non c’è verso a fargli comprendere che i tempi sono cambiati, che non è più il tempo dell’effimero. Ti prendono per una porta iella.
    Non ricordo più come si chiamava quel tale che diceva che ognuno di noi ha diritto ad un momento di celebrità. Per loro è ora, un po’ tardi.

    Abbracci Simonetta e se permetti anche alla nostar Celeste
    Pinuccia

  3. Cara Pinuccia, la mia tristezza è proprio in quella ricerca di celebrità: quando ti hanno visto che cambia?
    Nel silenzio e nella semplicità ci sono persone meravigliose che ti stupiscono citandoti una poesia. In quel caso io ringrazio per avermele fatte incontrare.
    La storia siamo noi che la facciamo ogni secondo con le nostre singole scelte. E la storia di tutti i minuti non è più solo degli altri, ma ci siamo in mezzo anche io e te… io ci soffro quando vedo l’indifferenza nei confronti dei deboli e il perseverare nell’ostenzazione dei beni materiali.
    Per fortuna mi rendo anche conto che le persone responsabili stanno aumentando, ma è ancora troppo poco.
    Ti abbraccio insieme alla nostra Celeste

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