Cecità verbale.

imicroracconti – GIALLO

CECITÀ VERBALE

Era la primavera del 1894. Tutta Londra e tutti gli ambienti più alla moda erano rimasti colpiti e sconvolti dall’assassinio dell’onorevole Sir John Roseleft, ritrovato disteso in una pozza di sangue dalla sua cameriera Petra. L’onorevole aveva gli occhi spalancati e vitrei rivolti verso un piccolo plico di carte vergate a mano sparpagliate sul tappeto, anch’esso disegnato dal fluido rosso. Fogli e sangue formavano una specie di tappeto verde con frutti rossi, carnosi e appetitosi, fragole schizzate fuori dalla testa del ricco uomo londinese. L’ispettore Lighthouse si diresse scompigliato alla casa del defunto, con tutta la squadra della polizia… proprio non gli ci voleva quest’altro assassinio di un personaggio tanto in vista. Aveva fallito alcune indagini, sempre nello stesso ambito sociale, e sinceramente era davvero scocciato che i più beceri personaggi se la fossero presa di nuovo contro uno dei più ricchi uomini della città. La cameriera farfugliava solo parole spezzate e stonate, che tradivano le sue origini asiatiche e che si rincorrevano in un discorso ricco di tornanti e curve. Non c’era nessun altro in casa: chi poteva raccontare i fatti? Erano le undici di una sera e dalla cucina saliva l’odore caratteristico del “Simnel cake”, dolce tipico della Pasqua ormai vicina. Ci voleva troppo tempo perché il dolce riuscisse al meglio, dunque l’ispettore Lighthouse ne dedusse che Petra doveva trovarsi in casa già da un’ora e mezza prima e Sir Roseleft era morto verso le nove e trenta. La strada era chiusa da qualche giorno: il passaggio era stato interrotto a causa di urgenti lavori idraulici. L’assassina era Petra. Ormai scoperta, annaspava sempre di più con la lingua, mentre bocca, mani e sguardo divagavano ascetici e tremanti per l’aria pregna di sangue e cucina.

«Ispettore io sono… sono alessica, non comprendo il significato delle parole scritte! Avevo composto una storia, uscita a fatica dalla mia immaginazione e si era posata su fogli bianchi. Sir Roseleft mi aveva promesso il suo aiuto per pubblicarmi il libro. Ha fatto passare sei mesi, ma nulla… mi ha preso in giro e… io l’ho ammazzato».

Simonetta Cinaglia

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2 thoughts on “Cecità verbale.

  1. Intrigante! Si può leggere dietro le righe? Quante promese non mantenute, quante prese in giro: ci si fa il callo, d’accordo, con sempre una tristezza che aumenta sempre più nell’anima.
    Essere sinceri, onesti come ci hanno insegnato ad essere può essere pesante perchè si resta sempre indietro. Gli altri, i furbi, gli opportunisti ci sorpassano sempre.
    Quando si trovano persone limpide ci si rincuora, è come ricevere una pacca sulla spalla, un abbraccio. D’accordo il mondo è dei furbi, io in quel mondo non mi ci riconosco. Ma io sono vecchia. E’ difficile spiegare questo ai ragazzi quando, come ora a fine anno scolastico, si vedono sorpassare da compagni di classe che hanno genitori più spregiudicati che sono capaci di far dare la classica spintarella ai loro figli. Che ovviamente passano per cime, cosa che in realtà non sono. Ma c’est la vie!
    Poco alla volta, con l’esempio capiranno. A questo serviamo noi: a dare l’esempio e a non scoraggiarsi.
    Abbracci cara Simonetta
    Pinuccia

    • Questo microgiallo è da leggersi ASSOLUTAMENTE tra le righe. E tu lo hai capito!!!
      Anche io vivo male in questo mondo di furbetti e infatti continuo a prendere delusioni. Ma queste mi fanno discutere e ragionare così cresco e imparo. Riesco a fare scelte più dolorose che si rivelano necessarie, e a leggere, appunto, tra le righe che gli altri scrivono a loro modo.
      Ho capito che sono avvantaggiata perché sono sensibile quel tanto che basta per rimanere umana in tanta zozzeria.
      Inoltre, parla e scrivi, ho incontrato persone, sì lontane, eppur vicine e preziose: Orietta e Pinuccia… in rigoroso ordine alfabetico!!!
      Ti abbraccio
      Simonetta

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