Le variazioni innocenti di un nome.

Appena nata i miei erano indecisi su quale nome darmi: Raffaella  o Simonetta. La prima opzione era influenzata dal grande successo della nota soubrette e cantante Raffaella Carrà. Successo che peraltro è resistito negli anni e io ne sarei stata l’involontaria testimonial per tutta la vita. Poi, tutto fu deciso perché una neomamma, vicino alla mia, scelse la seconda opzione per la sua creatura. I miei, evidentemente abbagliati dalla mia luce e incapaci a modellare qualsiasi tipo di decisione nella loro testa, mi chiamarono Simonetta.

E oggi son qui a riflettere sulla scarsa creatività dei miei genitori e a questo nome che non mi è mai piaciuto, ma che ha avuto varie declinazioni a seconda dei miei anni e delle mie amicizie…

In casa la mia mamma e il mio babbo hanno iniziato a chiamarmi Étti, con la “e” stretta e senza la “y” finale, perché non credo che i miei sapessero dell’esistenza della ypsilon. Comunque non lo hanno mai scritto e la pronuncia nasconde ogni differenza stilistica possibile. Tale nomignolo ancora mi viene donato durante le atmosfere rilassate e armoniose che di rado vivo insieme  a loro, ormai sfiniti dalle vicende negative guadagnate con l’età.

Intanto iniziavo a uscire con le prime amichette, tra cui mia cugina, più grande di me di cinque anni e il suo gruppo. Loro mi hanno chiamata, e lo fanno ancora, Étta, sfruttando il suffisso nominale e aggettivale alterativo con valore diminutivo per indicare la minore età rispetto a loro.

Durante gli anni della scuola dell’obbligo, i maestri e i professori mi hanno sempre chiamata Simonetta, senza tradire così il registro di classe. I miei “colleghi” alternavano invece Simonetta  e Simona, particolare che si è ripetuto negli anni dell’università. Con studenti che arrivavano da diverse parti del centro o del sud, a prevalere è stato Simona, relegando il mio nome vero al libretto degli esami. Non più tardi di ieri sera, un caro amico ha dovuto chiedermi il nome esatto, scusandosi di avermi fino ad allora chiamato con il nome ristretto.

Le persone che ora mi sono più vicine, da mio marito agli zii e cugini, oltre che gli amici più assidui, mi appellano sempre come Simo, risolvendo il mio nome in un’abbreviazione confidenziale, dolce e intima se pur brevissima.

I miei affezionati di Perugia, riescono a modificare anche queste quattro lettere con Simy unendo simpatia e dialetto umbro in un sol colpo.

Riassumendo, in ordine cronologico: Étti, Étta, Simonetta, Simona, Simy. A ogni età, il suo nome. A ogni sentimento, il suo nome…

Non voglio poi aggiungere che mia madre, fino a qualche anno fa, mi chiamava anche Francesca. Vi prego non chiedetemi perché

Sono fortunata, una vita, sei nomi!!!

 

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