Per uno dei tanti, troppi, angeli perduti nel tempo.

http://www.umbria24.it/strage-di-bologna-sergio-secci-era-tra-le-vittime-il-ricordo-e-il-dolore-di-chi-lo-conosceva/198650.html

Non sono riuscita a incollare il testo di Marco Torricelli, e ho messo il link, perché chi passi da qui possa leggere e ricordare uno degli eventi più sanguinosi che il nostro Paese ha subito.

Quel 2 agosto del 1980 avevo 15 anni e ricordo con sgomento quell’amara giornata. Sono iniziata a crescere proprio davanti a quelle immagini che passavano di riflesso negli occhi della mia vicina.

Salì di fretta in casa mia, in cucina, spaventata, piangente e terrorizzata. Penetrò il suo sguardo, spalancato e d’acciaio, nella mia spensieratezza di ragazzina con la valigia aperta e da finire per le vacanze con gli zii. Immagini indelebili come la rabbia che mi ha sempre accompagnata negli anni, testimoni della nullità del cittadino, uomo e cuore, che salta in aria per mano di chi non si vuol conoscere. Mi chiedo se mai quelle famiglie potranno ritrovare un cammino sicuro e fermo nelle loro gambe; se mai un dolore così grande possa davvero essere curato dal tempo; se c’è una speranza tra le lacrime e la voglia di buio totale. Il ricordo serve a tener vigile l’essenza di una persona che non abbiamo mai conosciuto, e che è stata qui parallela a noi e che ha respirato la nostra stessa aria. Persone come noi, come Sergio, il ragazzo di Terni ricordato in questo articolo dal suo amico, con i progetti comuni a ognuno di noi. Quei progetti che accarezziamo ogni mattino insieme alla luce fresca e nuova del giorno.

Ognuno ha il diritto di vivere e morire secondo il proprio destino.

È odioso e disumano chiudere gli occhi per mano di chi non ha le parole per lottare e che usa sangue su sangue per dettare una storia che non ottiene nulla se urlata a bocca chiusa.

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2 thoughts on “Per uno dei tanti, troppi, angeli perduti nel tempo.

  1. Ecco, si è disumano. E’ che siamo bombardati da talmente tante notizie che catturano la nostra attenzione come il miele lo fa con le mosche. E noi accorriamo, ci accaloriamo nel discutere, nel proporre soluzioni, magari qualcuna è anche strampalata. Poi succedono cose del genere e per un attimo, solo per un attimo, tutto si ferma. Perchè poi qualcosa d’altro arriva puntuale come il mezzogiorno a distrarci. Solo chi ha provato nella sua carne il dolore, quel dolore, o uno simile, perchè poi il dolore è dolore sempre, o chi è un po’ più sensibile, allora ci sta male. Si sentono persino le budella che si attorcigliano, la gola che non è più in grado di lasciare passare neppure un flebile fiato. La vita, dopo, non è più la stessa a meno che ci si illuda che tutto passa.

    E’ una storia, quella che hai proposto, molto forte, sarebbe da leggere in un contesto molto ampio. Ma forse bastano poche persone attente. E’ poco ma è già qualcosa.
    Buon ferragosto Simonetta e tanti abbracci
    Pinuccia

    • Auguro un buon Ferragosto anche a te amica mia.
      Ci sono storie come quella di Sergio che ti vestono precisamente come un abito tagliato su misura. Ed è così per tante altre vite e altre persone. Abbiamo in comune il sangue che ci scorre nelle vene, rosso per tutti, anche per gli ultimi, per gli animali e per le piante. Basterebbe qualche secondo di riflessione per volerci più bene e abbracciarci. Ci capiremmo e ci apprezzeremmo senza distinzioni. Lo so sono un’illusa, ma io parlo con il cuore.
      Ti mando un gran saluto.

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