Facebook, una realtà deformata.

Laurence Demaison2

Era nell’aria. È stato scritto. Lo hanno detto. Eppure io ho voluto tentare e mi sono iscritta su Fb per rimanere/ritrovare “amici”/”persone” lontane e dimenticate dalle giravolte della vita.

Dal luglio 2011 al settembre 2013, inizierebbe così se fosse una riga del mio C.V., il lasso di tempo che ho passato sul maggior social network in voga e anche più illusorio del momento.

Non ce ne rendiamo conto, ma è una lente deformante o, peggio, rivelatrice della realtà, di noi stessi. Ho iniziato per gioco e piano piano mi ha succhiato linfa vitale.

All’alba, dovevo verificare se avevo messaggi. La mattina, se avevo offerte di lavoro. Il pomeriggio, se si era fatto viva la mia amica fantasma. La tarda sera, se avevo richieste di amicizia.

E via così poi a curiosare a sbirciare gente mai conosciuta e a risollevare le sorti di un post uscito male. Tra faccette e doppi sensi, è un attimo a perdere il filo del discorso e ritrovarsi a litigare nel pollaio virtuale in cui ci stanno infilando le nuove tecnologie.

Tutti a inneggiare alla lettura, alla scrittura, alla poesia, fino a ritrovarsi il tempo mangiato dalle fantasie fanciullesche e a non aver modo di sfogliare o scrivere una pagina dei nostri pensieri.

Ego smisurati fanno capolino a ogni istante della giornata. Le 24 ore sono troppo poche per sviolinare vacanze o piatti succulenti dove tutti ridono felici, esseri innaturali e falsi perfino tra loro.

Poi, i ribelli quelli che fanno di conto ai politici. E sono proprio gli stessi che hanno ottenuto un posto di lavoro perché hanno leccato il partito di turno.

Poi, gli amanti degli animali, ah quelli son tanti davvero! Peccato che se ti devono dare una mano, te la scordi e ti arrangi.

Razze umane deviate arroganti e sfarzose di chiacchiere e risatine; davvero nauseanti e sdolcinate, fiere di un “io” vuoto come un vaso rotto.

Non posso stare a vedere i miei simili sciogliersi davanti a un dolce, il solito da mille anni, per poi testimoniare una corsa per perdere chili.

Dopo due anni di cavolate ho molto chiaro  il perché ci siamo ridotti così, in Italia. Ci meritiamo il peggio, perché il meglio non lo conosciamo.

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2 thoughts on “Facebook, una realtà deformata.

  1. Post molto duro.
    Io lavoro nel mondo dell’informatica e sono convinto che il social possa essere utile e inutile a seconda di come si usi… quello che rimane sempre, succedeva anche prima dei social, è che tu sei dietro un monitor e quindi ti permetti di essere quello che non sei… è qui il vero problema: l’ego di ognuno vuol essere migliore di quello degli altri. Come fare? Semplice mi invento un universo parallelo dove posso fare quello che non posso fare nella vita

    Triste realtà della realtà virtuale

    Un sorriso

    • Sono stata molto dura, vero. È che io prendo tutto maledettamente troppo sul serio. E ci sono cascata come una deficiente in questa realtà virtuale che, in modi diversi, è sempre esistita.
      Purtroppo (o forse no) internet è alla portata, se non di tutti, di molti e si può accedere a Fb facilmente utilizzando gli strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione. Io loderò sempre chi ha avuto quest’invenzione, tutto si comunica in un batter di ciglia; si può partecipare attivamente a dibattiti politici; si può disquisire su vecchie ricette…
      Ero così, prima di entrare in Fb. Gironzolavo tra titoli di libri e autori per cercare di approfondire un argomento o aggiungere un tassello alle mie conoscenze. Poi acquistavo i testi che mi interessavano.
      Poi qualcosa ti prende il cervello, te lo frulla e te lo attacca allo schermo creando in te illusioni e speranze, che se non saranno esauditi, ti rovinano in angosce e turbamenti. Ci si scontra in mattinate di albe forzate e insonni, come la sera precedente che ti ha vista ammorbata sulla seggiola senza un perché.
      Attenzione, io parlo per me, non mi permetto di giudicare gli altri. Anche se vedo che qualcosa non va: tutti si sfogano di qualcosa o qualcuno; eppure tutto è fermo. Tutti sanno conteggiare gli sprechi dei parlamentari, e poi stanno lavorando proprio grazie al Partito che gli ha provveduto a inventare un impiego. Cinquantenni alle prese con gli sfizi di un ventenne…
      E comunque, con tale social c’è chi ha fatto i soldi, quelli veri. Non si tratta di spiccioli ma proprio di capitali che comprano il potere.
      Io non ci sto e preferisco scrivere in questa mia casa virtuale che fino ad ora ha accolto persone importanti e consapevoli.

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