52^ Giornata Mondiale del Teatro: Prove aperte.

«Posso prendere uno spazio vuoto e farne un palco. Un uomo attraversa questo spazio vuoto mentre qualcun altro lo guarda, e questo è tutto ciò di cui ho bisogno perché si inizi un atto teatrale» (Peter Brook)

In occasione della celebrazione della 52^ Giornata Mondiale del Teatro, l’Associazione Culturale Astrolampo di Perugia ha festeggiato nel luogo che accoglie la recitazione: il teatro. La serata era aperta a chiunque voleva assistere e vivere in diretta le prove del prossimo spettacolo che la compagnia dell’associazione porterà in scena. Erano presenti: il regista Luca Biancalana, alcuni attori, il tecnico delle luci e del suono, la costumista, la scenografa. Insieme hanno spiegato la vita del teatro, come nasce l’idea di uno spettacolo, dallo studio del copione alle numerose difficoltà per costruire la scena. Soprattutto hanno risposto alle domande dei curiosi che per la prima volta sono stati a contatto con un gruppo teatrale.

Il regista ha fatto notare come in Umbria, nonostante la presenza di 67 compagnie iscritte alla F.I.T.A. (Federazione Italiana Teatro Amatori) e alla U.I.L.T. (Unione Italiana Libero Teatro), non ci siano state celebrazioni per la festa mondiale del teatro. Probabilmente tutto nasce da come viene recepita questa forma di arte che spesso viene osservata da lontano come se incutesse un timore sconosciuto e ingiustificato o, come di frequente accade oggi, viene impostata per fare cassetto portando sul palco copioni di maggior successo o solo “per far ridere”. Invece, ha aggiunto, fare teatro è “… aprire uno spazio nei cuori e nelle menti della società, per riunire le persone attorno a noi, per ispirare, incantare, informare, e creare un mondo di speranza e di sincera collaborazione”, risolvendo il punto di domanda che chiude il messaggio della giornata di festa di Brett Bailey, drammaturgo, disegnatore, regista teatrale, organizzatore di festival e direttore artistico del Third World Bun Fight, compagnia teatrale del Sud Africa, pubblicato nel sito dell’omonima festa.

Il direttore artistico si avvale di una grande cultura teatrale che vede, tra i maggiori rappresentanti contemporanei, Peter Brook e, tra gli autori, William Shakespeare, Molière e Bertolt Brecht che, con le loro opere, gli hanno permesso di disegnare un percorso ideale che si identifica con la suddivisione che Brook fa del teatro: teatro ruvido, teatro sacro, teatro immediato e teatro mortale. A ognuna di queste categorie l’Astrolampo ha fatto coincidere rispettivamente tre copioni che già ha portato in scena: Schweyk nella 2ª Guerra Mondiale di Brecht; Misura per misura di Shakespeare e Il Misantropo di Molière. Inoltre, il regista e gli attori, per capire meglio i testi e i contesti delle opere, hanno visitato i luoghi e i palchi dove sono state rappresentate in lingua originale con le traduzioni proiettate nella scena duranti gli atti, riuscendone a individuare le radici dei contenuti rappresentati. Un’ottica globale che ha interiorizzato in loro ogni minima sfumatura.

Per recitare questi testi occorrono veri e propri esercizi fisici come: la modulazione della voce e della respirazione e la capacità di armonizzare le sensazioni che gli attori hanno in scena. È importante sviluppare una comunicazione interiore tra gli interpreti con lo scopo di creare un gruppo coordinato in cui ognuno è consapevole delle azioni dell’altro.

Il regista attinge sia al Metodo Stanislavskij, per cui l’attore è molto coinvolto psicologicamente portando in scena ciò che probabilmente gli è accaduto nella sua stessa esistenza, ma anche al già menzionato Brook che, invece, vede l’attore libero di agire nello spettacolo e che poi sarà il regista ad aggiustare il senso della scena. È quello che è accaduto proprio sotto gli occhi degli ospiti di ieri sera: il regista ha assegnato una parte all’inconsapevole attore e lo ha messo in scena con il copione che non aveva mai letto.

La scena si è aperta senza incertezze e l’animo del nuovo ruolo ha preso vita. Le parole si sono vestite di sguardi e atteggiamenti nascosti tra le righe di un foglio bianco e nero. La rappresentazione è nata senza orpelli sotto la chiara luce della passione che ha portato queste persone ad appassionarsi all’arte della vita che diventa spettacolo. Senza fatica si sono lasciati andare in una scenografia inesistente tuttavia concreta di un amore che trasmette sentimenti a chi è aperto ad accoglierli. Grazie per aver reso possibile un sogno dentro un’esistenza comune a tutti, ma speciale per le belle anime.

Simonetta Cinaglia

 

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I primi passi…

di un movimento di cittadini. Io partecipo perché sono una cittadina, elemento sufficiente per dire la mia con calma e credibilità. Le urla le lascio da altra parte, poiché l’alto volume offusca il contenuto di una protesta che vuole costruire quel cambiamento che tutti vogliono, ma che pochissimi concretizzano sul serio. Sacrificio e passione per la gente che compone una Nazione, con regole, diritti e doveri. L’onestà sarà la base di questa lista civica e invito i miei visitatori a leggere il programma che si trova qui

http://www.umbriapossibile.it

Buona lettura!

L’amara indifferenza.

La scorsa settimana sono stata testimone di una scena che mi ha scioccata. Attenzione, niente di cruento ma di una tristezza infinita.

Dovevo lasciare una cosa nel salone di mio marito, dove collaboro anche io, e il posto macchina del negozio era occupato da una macchina parcheggiata storta e in moto. Alla guida c’era un uomo abbandonato sul sedile, a occhi chiusi e bocca aperta.

Mentre mi stavo avvicinando, esce un signore sui sessant’anni dalla banca lì vicino. Guardiamo insieme il viso del signore in macchina e, sempre insieme, commentiamo che forse il signore non stava affatto bene.

Con lo sguardo insisto verso la scena mentre l’altro signore, dopo uno sguardo rapido e schivo, fa cenno con la testa ad annuire che l’autista della vettura, che intralcia il mio parcheggio, ha davvero qualche problema.

Allora io dico che mica potevamo lasciarlo così. Ma l’altro sfodera la chiave, apre lo sportello, mette in moto e se ne va…

Ormai io avevo assunto un colore biancastro in volto e ho raccolto un minimo di coraggio per bussare sul finestrino accanto all’uomo in macchina. Così, se non mi avesse dato nessun segnale di vita, avrei chiamato il 118.

Al primo pugno sul vetro lui scrolla la testa e si sveglia. In realtà dormiva e mi ha detto che stava aspettando la moglie che era in banca. Ho chiesto scusa e mi sono risollevata con un bel sospiro e ho continuato a fare le mie cose.

Ma se davvero avesse avuto bisogno? Se stava male seriamente? Sarebbe morto perché nessuno avrebbe composto un semplice numero composto da tre cifre per chiamare aiuto. Siamo ridotti molto male e l’indifferenza ci ucciderà davvero.

Simonetta

Forum TV n° 78

Martedì, 4 marzo 2014

Meglio l’Hotel della Casa.

Gent.mo Prof. Grasso,
ieri sera ho seguito sia l’inizio dell’avventura del “Grande Fratello 13” sia la magnifica esperienza di “Hotel 6 stelle”.
Nonostante gli evidenti sforzi d’inserimento di giovani impegnati e con problemi abbastanza gravi, il pacchetto di Alessia appare molto luccicante e patinato. In televisione l’immagine è tutto e la forma prevarica la sostanza. La signorina senza un braccio ha coraggio da vendere, tant’è che si affanna a sottolineare come si sia adoperata per pettinarsi e truccarsi a dovere, mettendo in risalto una gioventù bella e dinamica. Poi ci sono gli altri che ce l’hanno messa tutta per vincere il grasso e nel mondo del lavoro: perché è possibile vincere e avere successo… sempre passando da una forma perfetta e sinuosa.
Nella vita dell’Hotel di lusso c’è sì la perfezione e la bellezza di un’accoglienza di lusso, ma essa fa da traino per l’inserimento di giovani down, la cui diversità non svanirà mai con una dieta o con una laurea alla Bocconi. Loro non hanno i tacchi alti o muscoli da fotomodelli, hanno la forza di affrontare una realtà difficile e ostica per chi sta bene, figurarsi per chi ha difficoltà tangibili di apprendimento e fisiche in generale.
Ciò che ho molto apprezzato sono state le parole di una mamma di quei ragazzi che ha affermato, con un sorriso dolce e fermo, che se non avesse avuto quel figlio lo avrebbe dovuto inventare. Aggiungendo che avrebbe voluto vedere il mondo con gli occhi di quel suo ragazzo così sfortunato ma tanto felice.
Forse quella serenità e semplicità che ci manca non essendo più in grado di sorridere e di donare solidarietà agli altri. E qui non ci sono Premier o Ministri che ci potranno aiutare. Sarà il nostro cuore a saper guidare i nostri occhi limpidi e volenterosi di scovare una vita non rarefatta e bugiarda.
Autentica cordialità
Simonetta

di Simonetta

Risposta

Certo, sarà il nostro cuore.