Ho abbracciato l’alba d’estate di Arthur Rimbaud.

 

Nulla si moveva ancora sul frontone dei palazzi. L’acqua era morta. Le zone d’ombra non lasciavano la strada del bosco. Ho camminato, ridestando gli aliti vivi e tiepidi, e le pietre preziose guardarono, e le ali si alzarono senza rumore.

La prima impresa fu, nel sentiero già pieno di freschi e smorti fulgori, un fiore che mi disse il suo nome.

Io risi al wasserfall biondo che si scarmigliò attraverso gli abeti: sulla cima argentea riconobbi la dea.

Allora alzai ad uno ad uno i veli. Nel viale, agitando le braccia. Per la pianura, dove l’ho denunciata al gallo. Nella grande città, ella fuggiva tra i campanili e le cupole, e correndo come un mendicante sulle banchine di marmo, io la incalzavo.

In cima alla strada, vicino a un bosco di lauro, l’ho avvolta nei suoi veli raccolti, ed ho sentito un poco il suo corpo immenso. L’alba e il fanciullo caddero in fondo al bosco.

Al risveglio era mezzogiorno.

(da ‘Illuminazioni’, 1886 – Traduzione di Ivos Margoni)

Carissimi amici vi presento Barbara Raggi, la mia amica dalla culla a ora. Le nostre mamme ci presentarono quando scarrozzavamo in carrozzina addobbate di ciuccio e bavaglino. Orbene, siamo ancora qui, o meglio, Barbara sta a Roma e io a due orette di distanza a Corciano. La meraviglia della rete ci ha riunito con diverse vesti e ticchettii di tastiera. Ma la sostanza è la stessa. Tanto che, nell’essermi manifestatamente dichiarata felice in altre parti, ecco che lei mi invia questi meravigliosi versi. È un regalo che mi conduce a uno stato di grazia tale che completa questi giorni di fine agosto, in cui, ancora una volta, sono stufata dal sole che tutto scopre. Preferisco i giochi d’ombra e le nuvole grigiastre sotto le quali pensare e parlare accompagnata da un venticello ristoratore. Ove non vedo, immagino e fantastico storie ricamate da personaggi ambulanti di questa terra con animi disorientati e vispi, ricchi di sorprese. Più sto in mezzo alla folla, più mi agito e mi stanco perché tutti quegli occhi mi deviano in vite diverse e storie allettanti. La mia mente ha bisogno di soffermarsi sulle parole che scandiscono il rocambolesco viaggio che ogni giorno si costruisce nella mia immaginazione.

Barbara è una storica e scrive benissimo con una maestria che invoglia all’approfondimento. È un’amica preziosa, di quelle perle rare che si ha la fortuna d’incontrare nella vita.

Grazie Barbara.

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3 thoughts on “Ho abbracciato l’alba d’estate di Arthur Rimbaud.

  1. Bellissimi versi.

    E sì, capita di incontrare o ritrovare persone speciali, speciali davvero. Raramente. Per questo sono speciali davvero.

    Ti invio un saluto, da un cielo che forse ti piacerebbe. È un cielo coperto, promette pioggia. Io amo il sole, e il calore. Mi piace, mi serve. Per il corpo, per il cuore, per l’anima. Ma questa estate, mai giunta, è stata povera di sole, e bagnata e gonfia. Pesante. Speriamo in un autunno dolce e morbido.
    Un caro saluto a te, e a Barbara

  2. Mi unisco a Celeste: stupendi versi! Anche tu però non scherzi: le tue parole sono così bene assemblate che formano una musica soave.

    Sono orgogliosa di conoscere, seppure virtualmente, persone che come te, la tua amica, Celeste scrivono in questo modo.

    Grazie della condivisione e buona giornata
    Pinuccia

  3. Grazie Celeste e Pinuccia, grazie. La magia delle parole, il suono dei versi. Comunicare sensazioni. Non è forse solo questo già un miracolo?
    Saluterò Barbara da parte vostra. Lei apprezzerà tantissimo. Lo so per certo!
    Ciao Amiche mie!!!
    Simo

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