Il mio amico che sogna

Un ragazzo ha fermato in terra un pezzo di cielo. L’azzurro dei suoi occhi è disceso in strada per trovare pace per quel percorso che ha dentro di sé. La tua via si spiegherà e tu camminerai la tua avventura. Io osserverò rubando quella luce che mi indicherà un pezzo di sole dove bruciare la pelle. Per non dimenticare i sogni.
Simo, ieri.

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Le persone comuni.

Può succedere che durante una giornata, che è sempre la stessa, si possa scambiare una parola con una sconosciuta. S’inizia con il risolvere una cosa da niente, fino a parlare di autismo.

Sì perché la signora ha un figlio autistico che vive benissimo la sua condizione. È intelligentissimo… solo che non rientra nelle categorie che la nostra società disegna e narra per se stessa, escludendo gli “errori” che non riesce a correggere.

Così mi racconta delle persone che non si sforzano neanche di andare incontro a quel ragazzone di venticinque anni che esplode di vita e curiosità. Lui va in piscina, al lavoro e sta in famiglia sempre seguito da questa donna con gli occhi colore di mare e di cielo sereno. L’attività, di cui stavo usufruendone i servizi e che mi servirà ancora…: «… vede è per lui. L’abbiamo creata apposta per lui che la sera tardi scende giù e inizia a fare i conti, pulisce e se la coccola. Perché lui è bravo!».

Certo che è bravo, penso io, con dei genitori così! Ma fuori c’è ignoranza e cattiveria, c’è lo scartare le cose e gli esseri umani che non fanno parte del giro.

Ed è lì che ho realizzato che davvero non c’è curiosità di sapere, di affrontare la diversità, di aprirsi al mondo proprio quando è il mondo che si collega con un click e con tutti… nessuno escluso? So per certo che quel ragazzone non avrà vita facile, oh se lo so, ma importa solo sapere che esiste ora e che la sua mamma lo presenta a chi ha orecchie per sentire la sua vita.

Io l’ho ascoltata e la loro vita l’ho vista in testa mettendo da parte le inutilità che mi scorrono davanti agli occhi da sempre. Sono stata felice, da quel venerdì, e lo sono ancora perché ci siamo fatte forza insieme. Due donne con le vite strabordanti di storie, vere e finte, dove la realtà si è incontrata per costruire un dialogo e una scambio che, se pur di dolore, colmo di speranze e di sensazioni umane.

Quanti uomini e donne ho conosciuto, altezzosi, pieni del proprio IO ingombrante e di superbia, ricchi di dolciastra e stuccosa sapienza. La strada e i giorni offrono voci reali di chi lotta davvero per uno sguardo e per una considerazione fuori dai muri di una casa di tre piani con l’attività di lui al posto dei garage.

Sapesse signora quante volte ho guardato e scrutato quella casa. Bella ordinata, perfetta. Ma sulle terrazze niente fiori, le persiane di un verde brillante sempre chiuse. Qualche volta un canone bello che guarda disteso la strada.

Signora apre quelle finestre e lasci aperte quelle porte, io prestissimo ritornerò.

Simonetta