15: Dove sono gli errori?

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Corriere dell’Umbria, 28 gennaio 2015.

Tra gli altri, l’omissione di chi ha letto il libro, Fabbrica Teatrale Astrolampo, e l’autore de L’isola degli uomini, Stefano Baffetti…

 

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Per me le parole contano…

“Con la sua aria aristocrtica, tenera e crudele al tempo stesso, misteriosa e familiare, Pina Bausch mi sorrideva per farsi conoscere. Una suora che mangia un gelato, una santa sui pattini a rotelle, un portamento da regina in esilio, da fondatrice di un ordine religioso, da giudice di un tribunale metafisico, che improvvisamente ti fa l’occhiolino” .

Così Federico Fellini ha descritto Pina Baush, e questa frase me l’ha letta un caro amico ieri mattina. Sì, perché ci sono persone che girano con in tasca pezzi di carta in cui viene riportata una frase scritta a penna e con mano incerta che ti girano in testa per ore e ore e ti si compongono come una crosta di sale. Quindi lecchi e assapori quello strato pungente fino a scoprirne il cuore e non lo dimenticherai mai. È un gesto di una grazia enorme. Come scoprire un tesoro privato e resterà tale, e tu ne hai appreso e visto un solo pezzettino.

Scoprire la grazia di una persona è cosa dura e impossibile, ma qualche volta riesci a intravederne le intenzioni. E in quella stradina composta i poche pietre, traballanti partecipi anche tu. Te ne fai un’idea e scopri nuove pietre.

Forum TV n° 80

Venerdì, 23 gennaio 2015

Famosi “sconosciuti”!

Buongiorno Prof Grasso,
chissà se ieri si è perso la presentazione della Barbara dei “famosi” che partivano per l’isola?
Peccato, avrebbe assistito all’indovinello del giorno. Essi sfilavano nell’aeroporto ed ella non ha azzeccato un nome.
Uno sì, invece. Quello di Rocco!!!
Famosissima cordialità
Simonetta

Forum TV n° 79

Venerdì, 2 gennaio 2015

Un “diavolo” “criminale”.

Tanti Auguri Egr. Prof. Grasso,
in questi giorni di festa, capita di guardare la TV senza dormirci davanti… e qualche sera fa ho visto su Real time “Un diavolo in famiglia”, prodotto negli USA. Immediatamente mi è venuto da fare un confronto con “Amore criminale”, di italica produzione. Sinceramente devo dire che il nostro mi ha sempre lasciata nel terrore, sperando di non inciampare in una pozza di sangue. Mentre quello americano mi ha sconvolta per l’asetticità delle non-emozioni. Da una parte l’ansia e tachicardia e dall’altra una normalità divenuta usanza e costume.
Si parla di drammi familiari in cui c’è sempre chi muore e non tornerà più lasciando una scia di lutti e dolore. Io mi chiedo: possibile che non ci sia un modo per trattare questo tema per cercarne una soluzione sociale e non per approfittarne di farne un teatro/farsa?
Mi creda Prof. che le persone che vivono tali drammi nella realtà piangono lacrime vere.
Sconvolta cordialità
Simonetta