La mia solitudine.

Ho vissuto tanta solitudine perché l’ho voluta tenacemente. Era una stanza in cui solo lei era con i miei pensieri, letture, dolori. Un abbraccio protettivo e assoluto in cui non ho mai sentito freddo ma che aveva una ninna nanna per la mia anima. Un cuscino soffice e profumato su cui appoggiare un dubbio. Una ricarica di energia da consumare più in là nel tempo. Lo scorrere delle ore aveva il dolce sapore di pane e miele e il gustoso e stuzzicante gusto di un salatino croccante. Io regina con i miei libri; io adorante i pavimenti e le finestre. In casa sola a guardar fuori. Oggi non c’è più quel luogo, ma lo sto rincorrendo e lo vorrei a piccole dosi solo un poco per stendere le parole su un po’ di tranquillità.

Simonetta

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Scrivi, Dino Buzzati.

Scrivi, ti prego.

Due righe sole, almeno,

anche se l’animo è sconvolto

e i nervi non tengono più.

Ma ogni giorno.

A denti stretti, magari delle cretinate senza senso,

ma scrivi.

Lo scrivere è una delle più ridicole e patetiche nostre illusioni.

Crediamo di fare cosa importante

tracciando delle contorte linee nere sopra la carta bianca.

Comunque, questo è il tuo mestiere,

che non ti sei scelto tu ma ti è venuto dalla sorte,

solo questa è la porta da cui,

se mai, potrai trovare scampo.

Scrivi, scrivi.

Alla fine, fra tonnellate di carta da buttare via,

una riga si potrà salvare. (Forse.)

Dino Buzzati