15: Dov’è L’errore?

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Completamente avvolta dalla tua storia che mi somiglia tanto, sono riuscita a trovare un errore che non ho cercato, giuro, e che mi ha riportata a terra. La nostra terra Andre…

 

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La mia solitudine.

Ho vissuto tanta solitudine perché l’ho voluta tenacemente. Era una stanza in cui solo lei era con i miei pensieri, letture, dolori. Un abbraccio protettivo e assoluto in cui non ho mai sentito freddo ma che aveva una ninna nanna per la mia anima. Un cuscino soffice e profumato su cui appoggiare un dubbio. Una ricarica di energia da consumare più in là nel tempo. Lo scorrere delle ore aveva il dolce sapore di pane e miele e il gustoso e stuzzicante gusto di un salatino croccante. Io regina con i miei libri; io adorante i pavimenti e le finestre. In casa sola a guardar fuori. Oggi non c’è più quel luogo, ma lo sto rincorrendo e lo vorrei a piccole dosi solo un poco per stendere le parole su un po’ di tranquillità.

Simonetta

Scrivi, Dino Buzzati.

Scrivi, ti prego.

Due righe sole, almeno,

anche se l’animo è sconvolto

e i nervi non tengono più.

Ma ogni giorno.

A denti stretti, magari delle cretinate senza senso,

ma scrivi.

Lo scrivere è una delle più ridicole e patetiche nostre illusioni.

Crediamo di fare cosa importante

tracciando delle contorte linee nere sopra la carta bianca.

Comunque, questo è il tuo mestiere,

che non ti sei scelto tu ma ti è venuto dalla sorte,

solo questa è la porta da cui,

se mai, potrai trovare scampo.

Scrivi, scrivi.

Alla fine, fra tonnellate di carta da buttare via,

una riga si potrà salvare. (Forse.)

Dino Buzzati

Sempre piccola.

Negli anni ’50 del secolo scorso, una giovane signora del mio paese fu costretta a emigrare negli Stati Uniti per cercare fortuna. Lei apparteneva a una famiglia numerosa e accudiva i piccoli nipoti mentre i genitori lavoravano tutto il giorno nei campi di tabacco. In particolare, si è occupata di Pietro, l’ultimo nato e bisognoso di tante attenzioni per una salute incerta. Il legame divenne forte con il piccolino tanto che, quando ritornò in Italia dopo trent’anni, non si dimenticò di portare un regalo proprio a lui. Aveva messo in valigia, ben incartato perché non si dovesse rompere, un trenino di legno colorato per il “suo” Pietro. Arrivò il giorno in cui lo rivide e non considerò che il bimbo, dopo trent’anni, non avesse più la gioia di giocare con un balocco, era un uomo fatto!

Così, un mio amico più grande di me, un po’ di anni fa, non credeva che io avessi 45 anni. Allargò gli occhi e si stupì che la “Etti” fosse davvero una donna grande. Ecco, io vorrei essere per tutti quel “Pietro”, perché io davvero mi sento così: mi stupisco davanti al sorriso sincero di chi mi parla; ascolto con curiosità le storie di persone dolci; mi affeziono a chi passa un momento difficile… io amo forte e tanto. La natura e i suoi odori; l’acqua, le nubi e il sale. Non mi basta mai conoscere e correre. Vivere è un viaggio di ritorno dall’America e ritrovare l’ingenuità che ha scattato la foto dei giorni felici, di veri amici che passano pomeriggi interi a fantasticare, a cantare sotto le piante verdi e i fiori. La mia adolescenza un sogno che non mi ha mai lasciata.

 

Una nuova avventura

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Ciao amici carissimi di Calembour, eccomi qui accanto a mio marito e alla socia Roberta, unitasi a noi lo scorso dicembre!!! Lei sarà l’estetista del salone che ha creato Carlo, Kalón, e io ne approfitterò sfacciatamente… Di solito non amo farmi fare le foto, ma ieri è stata un’occasione speciale in cui abbiamo presentato ai nostri clienti la nuova figura professionale e la dottoressa che aiuterà nell’educazione alimentare chi ne avrà bisogno. Si tratta di Valeria Spreca purtroppo assente di persona ma di cui ho molto parlato agli amici.

Una nuova avventura è nata e io ho raccolto tutte le energie per accogliere le novità… senza lasciare i libri…

Simo

 

 

Il mio amico che sogna

Un ragazzo ha fermato in terra un pezzo di cielo. L’azzurro dei suoi occhi è disceso in strada per trovare pace per quel percorso che ha dentro di sé. La tua via si spiegherà e tu camminerai la tua avventura. Io osserverò rubando quella luce che mi indicherà un pezzo di sole dove bruciare la pelle. Per non dimenticare i sogni.
Simo, ieri.

Le persone comuni.

Può succedere che durante una giornata, che è sempre la stessa, si possa scambiare una parola con una sconosciuta. S’inizia con il risolvere una cosa da niente, fino a parlare di autismo.

Sì perché la signora ha un figlio autistico che vive benissimo la sua condizione. È intelligentissimo… solo che non rientra nelle categorie che la nostra società disegna e narra per se stessa, escludendo gli “errori” che non riesce a correggere.

Così mi racconta delle persone che non si sforzano neanche di andare incontro a quel ragazzone di venticinque anni che esplode di vita e curiosità. Lui va in piscina, al lavoro e sta in famiglia sempre seguito da questa donna con gli occhi colore di mare e di cielo sereno. L’attività, di cui stavo usufruendone i servizi e che mi servirà ancora…: «… vede è per lui. L’abbiamo creata apposta per lui che la sera tardi scende giù e inizia a fare i conti, pulisce e se la coccola. Perché lui è bravo!».

Certo che è bravo, penso io, con dei genitori così! Ma fuori c’è ignoranza e cattiveria, c’è lo scartare le cose e gli esseri umani che non fanno parte del giro.

Ed è lì che ho realizzato che davvero non c’è curiosità di sapere, di affrontare la diversità, di aprirsi al mondo proprio quando è il mondo che si collega con un click e con tutti… nessuno escluso? So per certo che quel ragazzone non avrà vita facile, oh se lo so, ma importa solo sapere che esiste ora e che la sua mamma lo presenta a chi ha orecchie per sentire la sua vita.

Io l’ho ascoltata e la loro vita l’ho vista in testa mettendo da parte le inutilità che mi scorrono davanti agli occhi da sempre. Sono stata felice, da quel venerdì, e lo sono ancora perché ci siamo fatte forza insieme. Due donne con le vite strabordanti di storie, vere e finte, dove la realtà si è incontrata per costruire un dialogo e una scambio che, se pur di dolore, colmo di speranze e di sensazioni umane.

Quanti uomini e donne ho conosciuto, altezzosi, pieni del proprio IO ingombrante e di superbia, ricchi di dolciastra e stuccosa sapienza. La strada e i giorni offrono voci reali di chi lotta davvero per uno sguardo e per una considerazione fuori dai muri di una casa di tre piani con l’attività di lui al posto dei garage.

Sapesse signora quante volte ho guardato e scrutato quella casa. Bella ordinata, perfetta. Ma sulle terrazze niente fiori, le persiane di un verde brillante sempre chiuse. Qualche volta un canone bello che guarda disteso la strada.

Signora apre quelle finestre e lasci aperte quelle porte, io prestissimo ritornerò.

Simonetta