I primi passi…

di un movimento di cittadini. Io partecipo perché sono una cittadina, elemento sufficiente per dire la mia con calma e credibilità. Le urla le lascio da altra parte, poiché l’alto volume offusca il contenuto di una protesta che vuole costruire quel cambiamento che tutti vogliono, ma che pochissimi concretizzano sul serio. Sacrificio e passione per la gente che compone una Nazione, con regole, diritti e doveri. L’onestà sarà la base di questa lista civica e invito i miei visitatori a leggere il programma che si trova qui

http://www.umbriapossibile.it

Buona lettura!

L’amara indifferenza.

La scorsa settimana sono stata testimone di una scena che mi ha scioccata. Attenzione, niente di cruento ma di una tristezza infinita.

Dovevo lasciare una cosa nel salone di mio marito, dove collaboro anche io, e il posto macchina del negozio era occupato da una macchina parcheggiata storta e in moto. Alla guida c’era un uomo abbandonato sul sedile, a occhi chiusi e bocca aperta.

Mentre mi stavo avvicinando, esce un signore sui sessant’anni dalla banca lì vicino. Guardiamo insieme il viso del signore in macchina e, sempre insieme, commentiamo che forse il signore non stava affatto bene.

Con lo sguardo insisto verso la scena mentre l’altro signore, dopo uno sguardo rapido e schivo, fa cenno con la testa ad annuire che l’autista della vettura, che intralcia il mio parcheggio, ha davvero qualche problema.

Allora io dico che mica potevamo lasciarlo così. Ma l’altro sfodera la chiave, apre lo sportello, mette in moto e se ne va…

Ormai io avevo assunto un colore biancastro in volto e ho raccolto un minimo di coraggio per bussare sul finestrino accanto all’uomo in macchina. Così, se non mi avesse dato nessun segnale di vita, avrei chiamato il 118.

Al primo pugno sul vetro lui scrolla la testa e si sveglia. In realtà dormiva e mi ha detto che stava aspettando la moglie che era in banca. Ho chiesto scusa e mi sono risollevata con un bel sospiro e ho continuato a fare le mie cose.

Ma se davvero avesse avuto bisogno? Se stava male seriamente? Sarebbe morto perché nessuno avrebbe composto un semplice numero composto da tre cifre per chiamare aiuto. Siamo ridotti molto male e l’indifferenza ci ucciderà davvero.

Simonetta

Italiani, brava gente?

A metà luglio dello scorso anno, maldestramente facendo retromarcia, ho fatto cadere un motorino parcheggiato sotto casa. Non lo avevo visto. Cioè, l’avevo visto ma non avevo calcolato la sua lunghezza, e che sfiorava la mia macchina.

Così, è caduto.

Potevo andare via, dato che nessuno mi aveva vista; in un afoso pomeriggio estivo, difficilmente i miei vicini stanno in terrazza o in finestra. Tuttavia, scendo e cerco il proprietario del motociclo “investito”.

Il signore era nel negozio di telefonia, che tanto contribuisce al via vai quotidiano del piazzale, sbraitando e insultandomi. Lo blocco facendogli notare la mia onesta presenza, per nulla scontata, e verificando che non avevo fatto dei grandi danni: qualche graffietto. Compiliamo il CID e tutto viene consegnato alle rispettive assicurazioni.

Mercoledì 30 ottobre, pochi giorni fa, pago la mia assicurazione e l’agente mi fa notare l’aumento della somma, a causa di quel sinistro, di euro 12,00. Subito ci rallegriamo perché è una variazione piccola e io preciso che era stato un danno effettivamente lieve. Di rimando lui mi fa vedere quanto è stato risarcito il malcapitato centauro: euro 3.800,00!!!

Le cose sono due: o il signore è ricaduto prima di far valutare il mio danno, e non va bene; oppure ci ha “marciato” alla grande fino a farsi riconoscere una cifra spropositata rispetto a quei due graffietti.

Ecco perché aumentano le assicurazioni; ecco perché siamo un popolo di “frega-frega” senza vergogna. E poi non lamentiamoci che la nostra Nazione è agli sgoccioli senza più un’etica per andare avanti. E, di fronte a questa evidente ruberia, non posso far nulla per testimoniare quanto il “malcapitato” ci ha guadagnato. Prego di non incontrarlo più, perché qualcosa mi uscirà dalla bocca. Me lo sento!

 

Nel regno dei libri.

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Direttamente da Internazionale del 25 ottobre 2013 un articolo di Reiner Luyken che ci racconta la storia di Jessica e di Shaun, dell’amore per i libri e di una cittadina della Scozia, Wigtown.

Lo dedico a chi non sogna più e a chi racconta bugie sull’inutilità della cultura. Agli altri auguro buona lettura!

Simonetta