La torta, 8 aprile 2015

arance

Olio arcobaleno n. 2

Freschezza sulle mani operose e infarinate che preparano una torta bella e soffice, da portare in un picnic. Nel prato disteso sopra una collina e una compagnia di amici che giocano a palla, la stanchezza non si occupa di loro perché le risate e gli scherzi scacciano i visi dal sudore. È ora di tornare a casa. La cucina attende con le tazze piene di tisana all’arancia: succo di color miele ad addolcire i cuori sfiniti da tanto calore umano. Un sonno ci accompagnerà in sogni armoniosi e ristoratori. È tardi, cominciamo a vivere di più; tra i cuscini aroma di pace.

La farfalla, 25 marzo 2015

farfalla

Olio arcobaleno n.6

Sono una farfalla gentile e dalle ali bianche e blu. Vedo un villaggio di casette piccole bianche e azzurre; vado verso l’uscita del paese tra una viuzza di pietre grigie profilate con i ciuffetti d’erba verde chiaro e i terrazzini variopinti di colori vivaci. A un tratto vedo la sabbia gialla tuffarsi in un mare fresco e blu. Viaggio sola e serena in aria, sotto i gabbiani pronti al pasto di un pesce argenteo, sinuoso e svelto tra l’acqua. Poi, ritorno indietro per incontrare un prato verde scuro a puntini viola, giallo e rosa. Mi riposo. Il prossimo viaggio può attendere. Il sole brucia, ma lontano c’è la luna che dolce si avvicina fino ad addormentarmi il cuore libero e l’anima soffice di nuvole bianche.

Speranza

Se io avessi una botteguccia
fatta di una sola stanza
vorrei mettermi a vendere
sai cosa? La speranza.

“Speranza a buon mercato!”
Per un soldo ne darei
ad un solo cliente
quanto basta per sei.

E alla povera gente
che non ha da campare
darei tutta la mia speranza
senza fargliela pagare.

Gianni Rodari

Per uno dei tanti, troppi, angeli perduti nel tempo.

http://www.umbria24.it/strage-di-bologna-sergio-secci-era-tra-le-vittime-il-ricordo-e-il-dolore-di-chi-lo-conosceva/198650.html

Non sono riuscita a incollare il testo di Marco Torricelli, e ho messo il link, perché chi passi da qui possa leggere e ricordare uno degli eventi più sanguinosi che il nostro Paese ha subito.

Quel 2 agosto del 1980 avevo 15 anni e ricordo con sgomento quell’amara giornata. Sono iniziata a crescere proprio davanti a quelle immagini che passavano di riflesso negli occhi della mia vicina.

Salì di fretta in casa mia, in cucina, spaventata, piangente e terrorizzata. Penetrò il suo sguardo, spalancato e d’acciaio, nella mia spensieratezza di ragazzina con la valigia aperta e da finire per le vacanze con gli zii. Immagini indelebili come la rabbia che mi ha sempre accompagnata negli anni, testimoni della nullità del cittadino, uomo e cuore, che salta in aria per mano di chi non si vuol conoscere. Mi chiedo se mai quelle famiglie potranno ritrovare un cammino sicuro e fermo nelle loro gambe; se mai un dolore così grande possa davvero essere curato dal tempo; se c’è una speranza tra le lacrime e la voglia di buio totale. Il ricordo serve a tener vigile l’essenza di una persona che non abbiamo mai conosciuto, e che è stata qui parallela a noi e che ha respirato la nostra stessa aria. Persone come noi, come Sergio, il ragazzo di Terni ricordato in questo articolo dal suo amico, con i progetti comuni a ognuno di noi. Quei progetti che accarezziamo ogni mattino insieme alla luce fresca e nuova del giorno.

Ognuno ha il diritto di vivere e morire secondo il proprio destino.

È odioso e disumano chiudere gli occhi per mano di chi non ha le parole per lottare e che usa sangue su sangue per dettare una storia che non ottiene nulla se urlata a bocca chiusa.